Donne e digitale: il futuro è già oggi. Intervista a Ida Leone ⋆ Comincenter

Donne e digitale: il futuro è già oggi. Intervista a Ida Leone

Ida Leone, potentina innamorata di Matera e di tutta la Basilicata, è una donna che possiede e mostra ogni giorno sul campo tutte le coraggiose e forti caratteristiche che il suo cognome evoca.
Punto di riferimento della Community di Matera 2019, è stata forse anche una delle prime risorse femminili lucane ad appassionarsi e poi diffondere la cultura del digitale nella nostra regione. Ecco perché la scelta di discuterne, insieme a tanto altro, in questa intervista, a cui si è concessa, raccontandoci un po’ di sé.

 
R. E quali sono le tue più grandi passioni?
I. Mi piace moltissimo usare i sistemi digitali per entrare e restare in contatto con le persone. Quindi adoro i social network, credo di essere rimasta fra le poche che non demonizzano Facebook: a me ha permesso di ritrovare amici di vecchia data e parenti dei quali non saprei nulla, e invece seguo con piacere le loro vite, e loro la mia. Mi permette anche di affrontare discussioni talvolta molto serie, e a saper leggere fra le righe i SN servono a farsi un’idea abbastanza precisa, e veritiera, delle persone.
Mi piace moltissimo scrivere. Avevo un mio blog personale nel quale scrivevo fin dal 2003, e ora collaboro con vari blog multiautore regionali (Totem Magazine, Passaggio a Sud). Scrivere per me è terapeutico, mi ha aiutato ad uscire da molte situazioni difficili, a livello personale.
Poi adoro cucinare: preparare del cibo per qualcuno è un atto d’amore. E sono anche piuttosto brava 🙂
 
R. A livello lavorativo sei un vulcano d’esperienza. Quanti mestieri hai svolto fino ad oggi?
I. Mi sono occupata a lungo di formazione professionale, prima come responsabile dei progetti formativi in una società privata, poi come consulente della Regione Basilicata, e lì ho anche studiato molto a lungo i regolamenti comunitari, Fondo Sociale Europeo soprattutto. Poi ho fatto il community manager e mi sono occupata di social media management, però da autodidatta.
 
R. Potentina di residenza, materana d’adozione. Quanto sei legata alla tua regione?
I. Moltissimo. Amo tutta la mia regione, senza alcuna distinzione, e i campanilismi – a meno che non si scherzi – mi infastidiscono moltissimo. Ho lottato per Matera con tutte le mie energie, e farei lo stesso per Rionero o Maratea. O Ferrandina! E mi piacerebbe vedere questa unità compatta in tutta la regione. Siamo rimasti così in pochi che farci la guerra non ha alcun senso, dovremmo invece avere tutti il numero di telefono degli altri lucani, e chiamarci più spesso.
 
R. Probabilmente sei stata una delle prime lucane ad accorgerti e partecipare alla grande rivoluzione digitale che sta toccando la nostra regione. Come è nata l’intuizione?
I. Non so se sia stata una intuizione, ho solo dato corso alla mia passione per gli strumenti che avvicinano le persone. Ho una sorella che abita molto lontano, e il digitale attenua moltissimo la mancanza: video Skype, whatsapp, e simili mi consentono di fare la spesa insieme a lei, di “cucinare” a casa sua, di “vederla” molto più spesso di quando poteva accadere anni fa. E quindi mi sono fatta una esperienza sul campo che mi ha consentito di essere considerata una esperta. In realtà sono solo molto curiosa di una cosa che mi appassiona, e ne ho intuito le potenzialità soprattutto per il miglioramento della qualità della vita. Non pago più le bollette facendo la coda alle Poste da anni 🙂 Ho trovato altri come me, fra cui il mitico Piero Paolicelli, che mi hanno introdotto ad altri mondi, open data, coderdojo, etc. Siamo tutti molto fieri di aver contribuito a questa spinta digitale in Basilicata.
 
R. Quanto pensi sia importante il “tocco femminile” in questa rivoluzione?
I. Moltissimo. Il digitale può migliorare la vita delle persone, usandolo con attenzione e buon senso, e molta concretezza. Tutte caratteristiche proprie delle donne!
 
R. Cosa, secondo te, c’è da fare ancora affinché anche in Basilicata e in Italia sia colmato il gap digitale che ci distingue un po’ dal resto del mondo?
I. In realtà in Basilicata non credo manchino cose diverse da quelle che mancano più o meno in tutte le zone periferiche d’Italia, e forse non solo in quelle: la penetrazione capillare dei sistemi digitali fra i cittadini comuni. Moltissimi di noi utilizzano già sistemi digitali per incombenze minime della vita quotidiana: pagare le bollette, prenotare un treno o un albergo, iscrivere a scuola i propri figli, vedere amici lontani, fare riunioni di lavoro a distanza, etc. Ma tanti, soprattutto fasce anziane della popolazione, sono tagliati fuori (e tremo al pensiero di quando sarò IO, quella anziana tagliata fuori) 😀
Sarebbe utile avere scuole di alfabetizzazione digitale, una sorta di “Non è mai troppo tardi” che insegnò a molto italiani a leggere e scrivere. Sono stati fatti degli esperimenti, ma non mi sembra abbiano sortito grandi effetti.
 
R. Ormai in molti ti conoscono per il tuo impegno all’interno della grande macchina organizzativa di Matera 2019. Quand’è scattata la scintilla che ti ha fatto innamorare di questo progetto?
I. Sono stata cooptata da Rossella Tarantino, con la quale avevo già lavorato al progetto Visioni Urbane, e quindi avevo una certa sensibilità, oltre che una mappatura della scena creativa lucana. Avevo già lavorato anche con Alberto Cottica, con il quale si è creata una sintonia molto radicata, su modi e tempi di lavoro, su obiettivi da raggiungere e sul modo col qual raggiungerli. Io ho imparato moltissimo, non a caso lo chiamo “maestro” (facendolo innervosire) 😀 La scintilla è scattata quando ho iniziato a occuparmi di community, e ho capito quale era la mia vocazione: tessere reti, unire nodi, unire puntini, gestire e coordinare discussioni per arrivare ad un qualche obiettivo. Da lì, il progetto mi ha fatto totalmente innamorare.
 
R. Che cos’è per te Matera 2019?
I. Una gigantesca occasione per tutti di mettersi in gioco e uscire dalla zona comfort, sperimentarsi, fare cose diverse, incontrare, ascoltare, capire cosa accade al di là del nostro orticello. Imparare nuovi modi di lavorare, e sperimentarli sulle proprie passioni. Una occasione unica, ed irripetibile. Se la sprechiamo a fare stupide polemiche, passerà e resteremo con in mano solo rimpianti.
 
R. In fase di candidatura sei stata una delle coordinatrici della community digitale di Matera 2019, progetto di cui ora ti occupi a pieno titolo nel virtuoso percorso che sta conducendo il territorio al traguardo dell’anno da Capitale. Quanto ritieni importante questo esperimento?
I. É fondamentale. Perché la rete per sua natura connette persone diversissime fra loro per età, cultura, provenienza geografica, modo di interagire, mestiere e competenze. Ed è esattamente da questi incontri che nascono le contaminazioni, e si capisce che un problema può essere risolto in un modo totalmente inedito, se lo guarda un ingegnere piuttosto che un poeta, o viceversa. Questo purché ci sia poi qualcuno che fa sintesi di una discussione, e media, e propone una soluzione. É la grande lezione di Fabrizio Barca. Chi è capace di attivare una ampia discussione su un problema, vedere le soluzioni inedite proposte, e poi fare sintesi, dice Barca, quello è un leader.
E un leader vero, mi ha detto una volta un amico in gamba, non è quello che comanda, ma quello che fa nascere altri leader.
 
R. É vero che è diventato una sorta di case history anche per altre realtà?
I. Siamo andati a presentare la nostra community in vari contesti nazionali, vincendo perfino qualche premio. Certo ha funzionato, la nostra community, se è vero che appena la abbiamo riaperta in vista del 2019 sono fioccate le richieste di iscrizioni e i progetti proposti. Sta accadendo in questi giorni, ed è una cosa che ci riempie di soddisfazione, come se ci avessero aspettato al varco. Vuol dire che il “metodo community” aveva lasciato un buon ricordo.
 
R. Altri progetti ambiziosi che sostieni e porti avanti?
I. Ho portato nella mia città le cose che ho imparato a Matera durante il percorso di candidatura. Mi è piaciuto molto vedere come i cittadini si sono coagulati intorno ad un obiettivo, e come lo hanno sostenuto, dimenticando anche dissapori e difficoltà di relazione. Ho pensato che la stessa cosa potesse fare bene alla mia città. Quindi ho costituito una associazione con pochi amici fidati, e abbiamo lavorato per mettere in piedi un comitato per candidare il ponte Musmeci, che è un bellissimo monumento della mia città, a Patrimonio Mondiale dell’Umanità UNESCO. Una sfida complicata, e non ci importa se va davvero in porto. Ci importa che si lavori insieme, che si crei appunto una comunità coesa intorno ad un obiettivo comune molto alto. In parte sta già accadendo.
Nel frattempo, abbiamo portato a Potenza per la prima volta due format internazionali: il TEDx e il Poetry Slam. Due risultati di cui andiamo molto fieri.
 
R. Se dovessi dare un consiglio a chi si vuol approcciare oggi al mondo del digitale, cosa consiglieresti?
I. Di partire dalle cose che lo appassionano. Che sia fare parte di un gruppo di fan di Jovanotti, che sia scrivere, che sia occuparsi di news o che sia contattare amici lontani. Poi, piano piano, il raggio di azione si allarga, e con un minimo di buon senso si capiscono anche le trappole della rete e si impara a schivarle.
 
R. Cosa ti aspetti dal futuro di questa regione?
I. Che allarghi i suoi orizzonti. Che esca dalla trappola del clientelismo e impari a camminare con le sue gambe, senza fare anticamera col cappello in mano da nessuna parte. E’ una scelta scomoda, richiede coraggio, ma è l’unica via. C’è un mondo là fuori che aspetta solo noi: la nostra meravigliosa natura ancora in ampie aree selvaggia, il nostro modo silenzioso e sottotraccia di fare le cose belle, la nostra testardaggine contadina. Siamo bravi e dobbiamo gridarlo al mondo.
 
R. E cosa ti aspetti dal tuo futuro?
I. Niente. É tutto da costruire. Così qualunque cosa di minimamente buono accada, è sempre un regalo. E se accadono cose spiacevoli, ce le prendiamo, vada come deve andare.
Domani, come diceva Scarlet O’Hara, è un altro giorno.
Roberta Giuliano @robdrusilla

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