Sara: Sembra difficile finchè non lo fai!

Quando ho iniziato il Joblab quindici giorni fa mi aspettavo grandi cose da questo percorso e non sono rimasta delusa. Grazie all’entusiasmo di Luca, al suo essere “zen” e paziente nonostante le nostre infinite domande, sono entrata in un mondo che prima osservavo solo dall’esterno. Non avevo idea di come il digitale potesse aprire così tante porte e creare contatti praticamente con chiunque nel mondo, se si impara a sfruttare le sue infinite potenzialità in modo strategico. Cosa più importante di tutte, ho capito di essere qualcuno professionalmente, di avere qualcosa da offrire. Prima del Joblab non davo importanza alle mie competenze, non sapevo nemmeno definirle e le sottovalutavo tantissimo. Mettevo in risalto invece altri tipi di abilità poco attinenti al mio settore lavorativo che creavano confusione in chiunque si trovava a visitare il mio profilo Linkedin o a leggere il mio CV. Ho imparato che questi errori derivavano dalla mancanza di un obiettivo concreto legato ai miei interessi. Una volta individuate queste necessità nascoste, il percorso è stato in discesa per me e per gli altri sourcer di questa edizione del Joblab. Mi sono resa conto che, per riuscire a trovare il lavoro dei nostri sogni (o per crearcelo), abbiamo bisogno di formarci, di saperci proporre nel modo giusto alle aziende o ai professionisti con i quali vorremmo collaborare. Prima del Joblab il mio atteggiamento nei confronti della ricerca del lavoro era passivo e pessimista, sempre orientato alla speranza che qualcosa potesse cambiare con il minimo sforzo da parte mia. Detto nello stile del Joblab, non ero una sourcer. La domanda che mi sono posta più spesso durante le ore di lezione è stata: “Io mi assumerei?” “Il mio è un CV accattivante?”. Ovviamente dopo i primi giorni in aula con Luca la mia risposta non poteva che essere un secco NO.

Spesso la responsabilità di un matching negativo è di chi cerca, non dei recruiter.

Sotto questo punto di vista il Joblab è stato come un risveglio, un viaggio attraverso una strada che è sempre stata lì, invisibile agli occhi di chi non ha gli strumenti giusti per vederla. Dunque non ci sono più scuse per essere passivi: la responsabilità di cambiare è solo nostra. Consiglio il Joblab a tutte quelle persone che sanno di avere un potenziale inespresso e non hanno gli strumenti per mostrarlo al mondo, convinte di non avere abbastanza da offrire. Vi ricrederete. Concludo parafrasando una frase di Nelson Mandela che per qualche motivo mi gira sempre in testa da qualche mese a questa parte:

“Sembra difficile finchè non lo fai”

 

Sara Grauso

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