Ilaria Del Monte, il magico dentro e fuori di noi

Ilaria mi accoglie nel suo studio colorato con il suo solito sorriso e un caldo bagliore negli occhi.
Ilaria la conosco da molto tempo, siamo cresciute nello stesso paese, abbiamo abitato nello stesso quartiere e abbiamo molti amici in comune. Nel suo studio, arredato da una libreria viola piena di libri, dal suo computer, da alcuni dei suoi ultimi quadri, da un carrello pieno di tubetti di colori usati, da una uccelliera vuota, ciò che attrae la mia attenzione è un angolo in cui la sua splendida bambina ha lasciato le impronte delle sue piccole mani. Quella di Delia sarà una delicata presenza-assenza che ci accompagnerà durante la nostra chiacchierata.
Ilaria ha 35 anni e vive tra Milano e Matera, si è formata all’accademia di Brera, ha all’attivo una lunga serie di personali e collettive di portata nazionale. Insieme ad altre artiste italiane contemporanee si inserisce in una corrente artistica tra il surrealismo e il realismo magico.
Mentre si racconta mi colpisce il suo tono di voce lento e basso, denota profondità di pensiero, una certa timidezza, educazione, riservatezza, eppure anche una grande libera consapevolezza mista a dolcezza.
Discutiamo amabilmente per più di due ore, e scopriamo di avere molti interessi in comune, dagli studi di bioenergetica di Lowen a quelli di psicomagia di Jodorowsky. Parliamo di radici, della suggestione di alcuni elementi apparsi nei suoi sogni e inseriti poi in alcuni dei suoi quadri. Mi racconta di sé, della sua vita e in molti frangenti ridiamo, discutendo sull’esistenza delle nostre vite passate e su altre amenità.
Le domando dove affondano le radici della passione per la pittura e la vena surrealista.

“In realtà siamo nate insieme, nel senso che quando ero piccola l’unica cosa che mi piaceva e che mi appassionava e su cui spendevo proprio i pomeriggi e le giornate è stato sempre disegnare, quindi questo i miei l’hanno capito subito e mia mamma l’ aveva capito sin da quando ero piccola piccola che dovevo fare un’attività affine alla creatività, manualità , etc, finchè poi a sei anni mi ha iscritta a pianoforte. Sono andata avanti studiando la musica, studiando cinque ore al giorno gli esercizi, e li impari un po’ la dimensione solitaria del costruire un pezzo musicale, che ti devi dedicare insomma, studiare pianoforte e superare gli esami al conservatorio per un undicenne, un dodicenne è dura, veramente dura, soprattutto se vorresti stare in strada a giocare con i tuoi amici in quel momento. Poi finalmente ho deciso di ribaltare la mia esistenza e verso i 15 anni, ho lasciato il conservatorio , ho comprato i colori ad olio, come avevo desiderato sin quando ero più piccola. Ho fatto pace con Ilaria infante, con Ilaria bambina e ho iniziato a dipingere e la soddisfazione che avevo nel vedere piano piano il dipinto che si creava, ma anche copiando opere di altri, era immensa per me. Ho completamente lasciato la musica che ringrazio. É la musica che ti aiuta ad avere un dialogo interiore con la parte più sensoriale di te e più poetica anche, è un linguaggio proprio a parte, e questo emerge ogni volta che lavoro. Successivamente ho imparato che dipingere poteva essere il mio lavoro, effettivamente non avevo allenato nessuna altra facoltà lavorativa. Quello che mi piaceva era dipingere e per fortuna sono nata in una famiglia che ha sempre sostenuto e sponsorizzato questo percorso. Non ho mai sentito una parola contraria.
Anche io sono genitore e credo sia molto importante che i bambini sappiano da subito che sono indipendenti e che possono fare le loro scelte, sostenerle nel tempo e scegliere da soli cosa fare. Quella di scegliere per se stessi è una facoltà che va allenata.”

Le chiedo se vivere qui in Basilicata ha sviluppato ancora di più la vena surrealista del suo lavoro.

“Si, secondo me affonda le radici qui, nell’essere cresciuta in queste zone. Per quanto le nostre comunità abbiano una vena fortemente cristiana, mantengono qualcosa della civiltà precedente legata ai miti e anche alle divinità greche, al politeismo, al rispetto per le forze naturali, alla dinamica anche magica che regola la vita della gente e che un po è negativo perché si tende a dare la responsabilità della propria vita e della proprie azioni a qualcosa di altro, ad influenze esterne, e di contro è un aspetto positivo perché popola di superstizione e magia le esistenze da queste parti.”

Le domando se c’è una difficoltà nel conciliare il lavoro d’artista e l’essere madre. E le chiedo cosa consiglierebbe a donne che sono madri e che hanno un talento artistico.

“Anche ora che ho la bambina che è una idrovora di energie, il sostegno dei miei genitori è fondamentale. Sarebbe stato molto difficile continuare a dedicarmi al mio lavoro se loro non ci fossero.
Non penso che una figlia voglia che la propria madre sia frustrata. Un figlio felice ha una madre felice e realizzata. Se devi rinunciare a tutto perché sei madre prima o poi questa cosa si riflette nel rapporto con tuo figlio.
Soprattutto quando arrivano a 12/13 anni e vogliono la loro indipendenza emotiva, poi tu che fai, vai in depressione perché hai riversato tutte le tue energie dentro la loro crescita?
Invece i figli ti accompagnano nella crescita artistica, quello che ho notato diventando mamma, e non avevo preventivato di diventarlo, è che la maternità ti apre delle porte emotive che prima non pensavi di poter esplorare. Mi dispiace per chi non ha fatto ancora fatto questa esperienza di vita. Nasce un altro mondo, più sensato. La vita con dei figli ha molto più senso. Penso a Marina Abramovic che ha dichiarato di aver dovuto affrontare tre aborti voluti per arrivare dove è arrivata, perché pensava che i figli non le avrebbero permesso di diventare l’artista che è . E penso invece a Louise Bourgeois che aveva tre figli e il suo lavoro mi pare molto più sensato. Che consiglio dare? Posso dare solo il cattivo esempio.”

Le domando infine cosa la ispira.

“Ascoltare le storie delle persone sulla loro vita. Mi capita spesso di ascoltare racconti su esistenze paradossali.”

Credo che tornerò presto nello studio di Ilaria, ascoltarla ispira me.

[ph. © Francesca Zito]

 

Francesca Zito
Diploma in Fotografia di Spettacolo allo Ied di Milano. Mi sono occupata di fotografia all’interno di progetti di animazione culturale legati al territorio della Basilicata. Vincitrice di diversi premi , ho esposto in diverse collettive regionali e nazionali. Curiosa, sognatrice, funambola della vita, buongustaia, zia, camminatrice, amante delle storie raccontante con gli scarponi da trekking ai piedi o davanti al fuoco. Felice di conoscere i "ponti" che legano il sapore delle cose del passato e le opportunità che la tecnologia del presente ci dona. Tre parole chiave per il futuro: viaggio, incanto, scoperta.
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