Claudia: ognuno di noi ha dentro di sé tutte le potenzialità per poter fare ciò che desidera.

Mi chiamo Claudia e sono un’infermiera. Mi sono laureata a Torino il 15 Aprile 2015. Il 21 dello stesso mese sono tornata a casa, qui, a Matera. Non avevo idea di cosa avrei potuto fare. O, meglio, un’idea ce l’avevo, ma non è servito molto tempo perché mi rendessi conto che, ciò che avevo “pianificato” per me stessa, non era così facilmente accessibile. O almeno, non con le modalità che avevo ipotizzato. Ingenuamente credevo che appena finita l’università avrei trovato un lavoro, in Italia, magari proprio nella mia città, a Matera, in un ospedale pubblico e a tempo indeterminato. Non so perché fossi così convinta di questa cosa. Avevo una strana idea del concetto di “lavoro”, lo consideravo come un qualcosa che prima o poi sarebbe venuto a cercarmi ed io, tranquillamente, avrei accettato di farmi accompagnare da lui, per mano, nel mondo professionale e degli “adulti”.
Finché sei uno studente e se hai la fortuna di avere una famiglia che ti sostiene almeno economicamente, non ti rendi conto di ciò che hai intorno e di come funziona e di come dovresti muoverti tu nel mondo reale, nel mondo del lavoro. Ti sembra tutto facile e vivi ancora con la spensieratezza del “quando mi laureerò andrò a vivere da sola e avrò un cane, una donna delle pulizie, mangerò fuori tutti i giorni, viaggerò, mi divertirò…”. Quando arriva veramente quel momento, poi, qualcosa viene a scuoterti e ti fa rendere conto del fatto che niente è facile come lo avevi pensato. La prima cosa che capisci è che il lavoro non verrà a cercarti, mai. E allora, dopo un po’, decidi di cominciare a muoverti e a fare qualche passo per avvicinarti a lui. E decidi di proporti. Hai bisogno di un Curriculum Vitae. Ok. Lo scrivo. Nome, cognome, data di nascita, recapito telefonico, indirizzo e-mail… E poi? Superata la parte “dati anagrafici”, per me, sono iniziati i guai. Non sapevo cosa scrivere, né come si scrivesse un CV.
Per una serie di circostanze, ho conosciuto Luca e Cristina del Comincenter a Maggio, un mese dopo essermi laureata. A Luglio, ho iniziato con Luca un percorso per la costruzione del mio CV, prima in formato Europass e poi in formato britannico. Grazie all’attenta e puntuale ricerca effettuata da Cristina, ho ricevuto le prime offerte di lavoro per infermieri (quasi tutte in UK) e ho cominciato a pensare realmente alla possibilità di partire per andare a lavorare in un altro paese.
Nuova lingua, nuovo paese, nuove persone. Ricominciare da zero una nuova vita. La cosa, però, mi spaventava, non pensavo di essere in grado, di essere all’altezza, abbastanza capace e pronta a farlo. Così, con i miei due CV in mano, ho lasciato che l’estate passasse senza fare nulla. Nessuna
candidatura, né in Italia né in Europa. Stand-by…
A settembre ho ricevuto due proposte di lavoro qui, in Italia. Entrambe economicamente vantaggiose, entrambe rifiutate. Perché? Non mi entusiasmavano, non erano ambienti in cui avrei potuto aspirare ad una crescita professionale. Non mi convinceva il fatto di dovermi “accontentare” così, a 24 anni, senza neanche aver provato altro. Perché io lo sapevo che c’era dell’altro. C’era l’Inghilterra nella mia mente e nella realtà; l’Inghilterra e quello che avrei potuto imparare in quel contesto… Era un pensiero fisso, che stentava ad abbandonare la mia mente. Ma avevo paura e ancora non riuscivo a sentirmi “abbastanza” per poter realmente fare quel passo… Poi a Settembre, un giorno, leggo di questo JobLab che Luca avrebbe tenuto al Comincenter qui a Matera. Ne parlo con lui e decido di iscrivermi. Lui mi dice che mi sarebbe servito; io, se devo essere sincera, non gli credo molto, ma voglio fidarmi e quindi incomincio a seguire il corso.
La sensazione del primo giorno è stata quella di terrore misto a imbarazzo. Ho capito subito che durante quella settimana avrei dovuto comunicare, parlando, con tutti gli 11 partecipanti, ragazzi come me. Ma, ai miei occhi, per una fatta come me, questa cosa risultava essere difficilissima e mi trovavo in imbarazzo. E così, quando durante il primo esercizio siamo stati messi davanti a due fogli bianchi su cui avremmo dovuto scrivere le nostre “paure” e “aspettative” relative al JobLab
che stava cominciando, io non ci ho pensato due volte e alla voce paure ho scritto “silenzio” e su aspettative ho scritto, sempre per la poca fiducia iniziale “0 claudia”, cioè ZERO ASPETTATIVE.
A pensarci adesso mi viene da ridere, non potevo immaginare quello che avrebbe significato il JobLab, ciò che mi avrebbe trasmesso e le sensazioni con cui sarei uscita da quel centro una settimana dopo.
Cosa è stato il JobLab per me? Non so dirlo con una sola parola, però so dire che mi ha dato il coraggio di credere in me stessa, di credere in ciò che ognuno di noi è potenzialmente in grado di fare. Diverse ore sono state dedicate alle indicazioni sulla costruzione del CV, all’importanza dell’obiettivo che ognuno di noi ha o dovrebbe avere prima di mettersi alla ricerca di un lavoro, all’utilizzo delle piattaforme e dei social media, ma l’importanza del JobLab, per quanto mi
riguarda, non è stata questa, non risiede qui, cioè, non solo qui.
Ho letto su una rivista queste parole: “Ci sono momenti in cui tutto appare possibile e realizzabile, anche le imprese più ardite. Si sente il puro entusiasmo, genuino, non forzato né stimolato. I momenti in cui ogni meta pare realmente raggiungibile e solo al pensiero di toccarla già ti si riempie il cuore.”
Ecco. Io alla fine di questo JobLab mi sono sentita esattamente così. Non so perché, ma ascoltare le parole di Luca, le storie di persone comuni (esattamente come me e tutti quelli che insieme a me partecipavano al JobLab) che sono riuscite, anche con poco, a creare e a raggiungere ciò che
desideravano, mi è servito, mi ha dato quella carica che mi mancava.
Sono uscita dal Comincenter quel sabato, alla fine del corso, con una consapevolezza: ognuno di noi ha dentro di sé tutte le potenzialità per poter fare ciò che desidera e per raggiungere i propri obiettivi. Ho capito che ciò che accomunava tutte quelle persone di cui Luca ci aveva raccontato, era il fatto di avere un’idea. Un’idea da cui partire e un risultato a cui arrivare, un’idea da seguire e un progetto da realizzare. Avevano un obiettivo e lo hanno inseguito nei modi più disparati, anche rischiando, ma senza mai smettere di crederci. E ce l’hanno fatta.
Per quanto mi riguarda, questo JobLab non è servito solo a far nascere in me nuove idee, ma è servito soprattutto a tirar fuori quelle che avevo già dentro e che, ormai, vivevano nascoste e troppo spaventate da quello che è il mondo, da quello che, chi non ci ha mai provato, vorrebbe farci credere, dalla paura di non essere abbastanza e di non avere gli strumenti adatti per poter realizzare quel progetto, quel sogno che è nato e cresciuto dentro di noi, ma ch non ha ancora trovato il modo per concretizzarsi. Una settimana di JobLab, nel mio caso, è bastata a vincere tutti questi mostri e a ridarmi la carica e la positività che mi mancavano da ormai troppo tempo.
Ho deciso dopo il JobLab di candidarmi ad un’offerta lavoro in UK in un ospedale che è anche sede di un importante centro di ricerca oncologico. Per una serie di motivi è quello a cui vorrei da sempre dedicarmi, è ciò a cui vorrei dedicare il mio impegno. L’ho capito e adesso che so di potercela fare, lo voglio inseguire. So che qualcosa esiste, credo fortemente che non sia vero che davanti ad una diagnosi di cancro non ci sia nulla da fare, qualcosa si può sempre fare. Se non si
trova rimedio per curare la persona da quella malattia, si può sicuramente agire affinché quella malattia non causi effetti devastanti per la persona e per la famiglia; esistono più livelli su cui si può e si deve agire ed io voglio andare a studiarli e a scoprirli tutti, per rendere la vita di ogni persona, in qualsiasi forma e a qualsiasi stadio, qualitativamente migliore. Se passerò il colloquio partirò per l’UK e so che non sarà facile. Dovrò approfondire lo studio della lingua innanzitutto, cercare una casa, conoscere la città, nuova gente, imparare nuovi metodi di lavoro in reparto, nuovi stili di vita… Ma so che, in tutta questa strada in salita,  incontrerò cose, persone, colleghi, medici, ci saranno avvenimenti che mi cambieranno e tutto ciò costituirà la mia strada, che percorrerò per arrivare, in qualche modo, al mio obiettivo e mi permetterà un giorno di dire “era tutto quello che volevo”.
Io voglio arrivarci e per farlo so che devo solo mettermi in cammino. Spero di passare il colloquio per iniziare il viaggio, intanto mi candido a quest’offerta e  comincio a muovere anche io, autonomamente, i miei primi passi…
Ho iniziato raccontando la sensazione avuta alla fine del JobLab e per farlo ho utilizzato le parole con cui incomincia un articolo su una rivista. Concluderò queste mie riflessioni scrivendo ciò che mi ha trasmesso il JobLab e ciò che, a parer mio, può significare per ognuno dei ragazzi che, come me, decidono di spendere una settimana della loro vita per seguirlo ed per fidarsi di ciò che potrebbe offrirgli. E per fare questo, utilizzerò le parole con cui, quello stesso articolo da cui sono
partita e che ho già citato, termina.
Consiglierò a tutti di partecipare al prossimo JobLab, e lo farò affinché si possano “[…] invitare tutti a non darsi per vinti. A non desistere. A non dar retta ai disfattisti. A credere veramente che se un uomo o una donna hanno un sogno e non cessano di inseguirlo…prima o poi ce la faranno. Alcuni impiegano poco, altri decenni, altri una vita intera: non ha importanza. L’unica cosa che conta?
Non fatevi rubare quel sogno da chi ha smesso di inseguire il suo. Avanti! Sempre e ancora sempre avanti! E prima o poi, vedrete, ci arriverete!”
Grazie JobLab. Grazie Luca, grazie Cristina e grazie Antonio. Avete costruito un qualcosa di speciale e mi avete aiutata a riascoltare ciò che è da sempre dentro di me, ma che non credevo più di saper e poter sentire…
“Avanti! Sempre e ancora sempre avanti!”
Vi abbraccio forte.

 

Claudia Liccese

Manuela Stefanelli
Imprenditrice, grafico pubblicitario, amo il lavoro che faccio. Ho scommesso su me stessa nel mio territorio: la Basilicata. Sono mamma di Francesco, un bimbo meraviglioso che per fortuna mi dà tanto lavoro da fare. Sono una donna come tante, che assolutamente non rinuncia ai suoi spazi e lotta contro il tempo per conciliare e tenere in equilibrio il mondo intorno a sé. Ho una sola certezza: non esistono certezze, nella vita bisogna essere pronti a tutto e adattarsi con onestà e dignità alle sfide quotidiane.
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